Fangirl

sabato 10 settembre 2016
In realtà sono trascorsi mesi da quando ho letto questo libro, ma desideravo così tanto parlarne con qualcuno che chissenefrega.

Ho scoperto Fangirl per caso, tramite un'autrice che seguo su Facebook, e da lì in poi è stato un po' come la tortura della goccia cinese: improvvisamente sembrava che chiunque conoscessi avesse letto ed amato questo libro, e insomma, i presupposti su cui si basa la trama mi sconfinferavano tantissimo - un romanzo la cui protagonista è una fangirl che scrive fanfiction? Come on! -, ma poiché mi ero ripromessa che non avrei acquistato libri fino a Natale, ho fatto la persona adulta e mi sono trattenuta.
Lo so, quasi non ci credo nemmeno io.
Ma quando alla fine è arrivato, in quello splendido pacco di Amazon assieme a tutti gli altri libri e fumetti che non avrei dovuto comprare, è stato il miglior regalo che potessi desiderare.

L'edizione è molto curata: partendo dalla copertina di questo materiale gommoso, passando per la scelta di colori, fino alle illustrazioni di Noelle Stevenson. Per non parlare della rilegatura solidissima e della qualità della carta usata per la stampa. Chissà, magari un giorno anche in Italia smetteranno di stampare i libri sulla carta igienica.
O forse no.


La trama di Fangirl è piuttosto semplice e cercherò di riassumerla in breve.

Cath ha diciott'anni e un grosso problema a socializzare. Non che abbia mai avuto bisogno di preoccuparsene, ma quando la sua gemella Wren, con la quale ha sempre condiviso ogni cosa, le annuncia che al college non vivranno neanche nello stesso dormitorio, la crisi è dietro l'angolo. Per Wren il college è l'occasione giusta per affermare la sua individualità dalla sorella e vivere la vita da giovane adulta che ha sempre voluto; per Cath la prospettiva di dividere la camera con un estraneo, invece, è quanto di più simile alla descrizione dell'inferno ci possa essere. Non le resta che rifugiarsi nelle sue fanfiction e nel mondo di Simon Snow, lontano dalla sua scontrosa compagna di stanza, dal suo invadente migliore amico e dalla costante preoccupazione del padre ora solo a casa...

A primo acchito può sembrare banale, e di certo l'idea non è tra le più originali, ma c'è così tanto da scoprire su questi personaggi nello scorrere delle pagine, che alla fine ti ritrovi a chiudere il romanzo con un senso di nostalgia, quasi stessi dicendo addio ad un caro amico. E che li si ami o li si odi, dai personaggi di Rainbow Rowell non si può che rimanere in qualche modo colpiti. Trovo che la Rowell possieda una qualità non comune tra gli autori di YA nel tratteggiare caratteri che sembrino veri, e non le solite macchiette create con gli stampini del supermercato. Cath è sì disagiata come molte protagoniste di YA, ma il suo disagio ha un'origine sensata, i suoi comportamenti sono coerenti e per quanto io stessa a volte avrei voluto darle una scrollata perché si svegliasse un po', i motivi che l'hanno condotta ad essere così, come vengono poi articolati nel corso del romanzo, sono plausibili. Come anche i comportamenti della sorella Wren, per quanto io non l'abbia molto apprezzata come personaggio, sono scatenati da una causa seria, da un senso di inadeguatezza che affonda le sue radici nelle vicende che ruotano attorno alla loro famiglia. E nella ricostruzione di queste dinamiche il padre gioca certamente un ruolo fondamentale: una figura genitoriale tutt'altro che perfetta, tormentata, quasi un'ombra che incombe sulla vita delle ragazze, ma capace al tempo stesso di trarre forza da questa sua fragilità e di incanalarla nel grande amore che nutre nei confronti delle figlie.

Abbandonata quindi dalla sorella, Cath si ritrova suo malgrado ad interagire con alcuni interessanti personaggi. Fra tutti Reagan, la sua compagna di stanza, e Levi, il suo migliore amico.

Credo che non sarò mai abbastanza grata a Rainbow Rowell per avermi risparmiato lo strazio di leggere dell'ennesimo triangolo amoroso o dell'antagonista stronza che cerca in tutti i modi di rovinare la vita sentimentale della protagonista. Quello tra Reagan e Levi, infatti, è un rapporto che va oltre le mere turbe adolescenziali. E' un rapporto che si è fatto strada tra i fallimenti e i rimpianti, maturando in un legame vero e adulto. Reagan, così scontrosa e cinica, non potrebbe essere più diversa da Levi, ma sarà proprio questa sua diversità a rivelarsi cruciale, tramutandola nell'anello di congiunzione senza il quale nulla potrebbe funzionare.
E Levi.
Oh, Levi.
Probabilmente il mio personaggio preferito dell'intero romanzo, un protagonista maschile che non è il solito bamboccio degli YA "sono bello, sono snello, sono il principe del castello", e che non viene descritto come un dispensatore di cultura spiccia e di frasi da baci perugina. Levi si presenta come un ragazzo normale, piuttosto intelligente ma non supponente, Il tipo di persona che si fa' notare non per il suo aspetto, ma piuttosto per la sua solarità, per la maniera propositiva in cui si pone nei confronti della vita, completamente all'opposto rispetto a Cath. Non che questo lo esimi dal fare cazzate, perché non è così, ma insomma, sarebbe strano il contrario. Quella di Levi è quindi una figura creata per essere un'influenza positiva nella vita di Cath, ma un essere umano come ogni altro, con le sue peculiarità, le sue manie, i suoi bisogni, e che non è poi così diverso da qualsiasi altra persona che potrei incontrare per caso nel corso della mia esistenza.

Fangirl non è un inno all'essere socially awkward, come alcuni hanno sostenuto, ma piuttosto al potere salvifico dell'immaginazione. Cath e Wren sono appena due bambine quando Simon Snow and the Mage's Heir viene pubblicato, segnando la scalata di Gemma T. Leslie verso l'olimpo degli autori per ragazzi più popolari della storia. Il protagonista di questa saga, Simon, è un orfano di 11 anni che, dopo aver accidentalmente scoperto di possedere dei poteri, viene iniziato ai segreti della magia in una prestigiosa scuola per streghe e maghi, ignaro di quale grande destino lo attenda.
Devo davvero dire cosa mi ricordi?
Da quel che mi risulta, suppongo per evitare problemi di copyright, Rainbow Rowell non ha mai né confermato né smentito che la storia di Simon Snow si basasse su Harry Potter, ma la somiglianza è talmente palese che bisognerebbe avere i prosciutti sugli occhi per non accorgersene. Cath, come molti della mia generazione ed io prima di tutti, è cresciuta nel mito di una saga che l'ha accompagnata per tutta la sua infanzia e che è diventata il porto sicuro nel quale trovare rifugio nei suoi momenti più bui. Ma come spesso accade, arriva un momento in cui le mura del mondo creato dalla Leslie iniziano a soffocare Cath ed il conforto ricavato da quelle pagine non è più sufficiente. Ed è lì che giungono in suo soccorso le fanfiction.
Non so come spiegarlo, perché credo che se non si è stati personalmente coinvolti nel fenomeno non lo si possa comprendere a pieno, ma c'è qualcosa di galvanizzante nel leggere e scrivere fanfiction, una sensazione che ti accompagna nella scoperta di mille modi diversi di vedere quello stesso universo che fino ad un attimo prima credevi di conoscere così bene e che ti sorprendono, ti ammaliano, ti catturano. So che la sola parola "fanfiction" potrebbe far storcere il naso a molti, ma questo accade perché purtroppo, negli ultimi tempi, il termine è stato spesso associato a qualcosa di infima qualità, di basso intrattenimento, e non nego che a volte sia anche quello, ma da questo punto di vista le fanfiction non sono poi così dissimili da qualsiasi altro tipo di libro. Nella mia vita, mi è capitato di leggere fanfiction non solo ben scritte, ma che a volte risultavano addirittura superiori all'opera originale. Ho visto autori spendersi come non mai nel creare una trama avvincente e dedicarsi alle loro storie molto più di coloro che sono pagati per farlo. Ho letto fanfiction veramente brutte, ma alcune meravigliose, in cui la prosa era quasi una poesia. Cath per prima si trova a dover combattere contro i pregiudizi di chi non comprende, ma credo che la Rowell, nel ritratto della sua protagonista, abbia voluto restituire quello di un disagio generazionale, il disagio di coloro che, troppo spaventati dal mondo, non trovano il coraggio per affrontarlo.
E con questo non intendo spacciarlo per una ricerca sociologica, ma anche un libro all'apparenza leggero può a suo modo insegnarci qualcosa di grande. Ed è proprio Cath, con i suoi errori e la voglia di ricominciare, a dircelo. Non va bene rifugiarsi nei sogni e dimenticarsi di vivere.

Insomma, leggere Fangirl si è rivelato davvero un bel viaggio. Con la sua prosa scorrevole e i personaggi vivi, Rainbow Rowell non è solo stata capace di intrattenermi per qualche ora, ma anche di regalarmi un pezzettino di me stessa. Forse non sarà il libro per tutti, mai nessuno lo è, ma credo che questo sia un romanzo capace di sorprendere il lettore pronto a dargli una possibilità e che, proprio come un diamante grezzo, nasconda più di quanto non ci è dato vedere alla vista. Una lettura che voglio consigliare e di cui, ne sono certa, conserverò il ricordo a lungo.





1 commenti:

  1. Benedetta Leoni ha detto...:

    Ciao, nuova follower; complimenti per il blog e per i post! Se ti va ti aspetto come lettrice fissa da me; questo è il WWW che ho pubblicato stamattina

    https://ioamoilibrieleserietv.blogspot.it/2017/08/www-wednesday-3.html

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