Il Valzer lento delle Tartarughe

domenica 19 aprile 2015
Il Valzer lento delle Tartarughe (Le Valse lente des Tortues) è un romanzo della scrittrice francese Katherine Pancol. Pubblicato per la prima volta nel Febbraio 2008 dalle edizioni Albin Michel, in Italia è stato edito nel 2011 dalla Dalai Editore. E' il seguito de Gli occhi gialli dei coccodrilli.

N.B. Come credo sia inevitabile, la recensione conterrà numerosi spoiler riguardo al prequel. Dunque vi sconsiglio di continuare nel caso abbiate intenzione di leggere il titolo in questione, che vi consiglio caldamente. Lettore avvisato, mezzo salvato.

La trama del romanzo è ambientata all'incirca qualche mese dopo la conclusione di quello precedente: Joséphine, oramai padrona della sua vita e dei diritti del suo romanzo, si è trasferita sotto pressione della figlia Hortense in un nuovo appartamento, in una zona lussuosa di Parigi. Quest'ultima frequenta una prestigiosa scuola di moda a Londra, ambendo a diventare un astro nascente, destreggiandosi tra lezioni, pericolose compagne di appartamento e lunghe passeggiate al parco assieme al suo amico di sempre, Gary. Anche Gary, infatti, assieme alla madre Shirley, ha deciso di fare ritorno nella capitale anglosassone, sotto la pressione di una parente alla quale non si può certo dire di no e che ha bene in mente quale vorrebbe che fosse il destino del ragazzo, del quale lui sembra tutt'altro che soddisfatto. Dall'altro lato della città troviamo anche Philippe, struggente d'amore nei confronti di Jo, la quale però sembra ancora restia ad ascoltare il richiamo del suo cuore.
A Parigi troviamo atmosfere ugualmente tese: Marcel e Josiane che sembrano aver finalmente trovato la loro felicità, assieme alla nascita del tanto desiderato erede Junior, e non sospettano affatto cosa li attende dietro l'angolo e quale atroce vendetta la vecchia Henriette stia architettando per loro. Poi troviamo Iris, rinchiusa in un istituto non bene identificato per la cura della depressione, che se dal principio parrebbe aver perso qualunque interesse nei confronti del suo destino, dopo una lieve scossa da parte della madre ha bene in mente quale debba essere il suo futuro. E infine, estranee nella loro stessa casa, troviamo Jo e Zoé, madre e figlia alle prese con un nuovo e conflittuale rapporto, con le incomprensioni dovute alla crescita, agli amori e le paure nei confronti di eventi forse troppo importanti da poter affrontare.

Una trama lunghissima, ma non avrei saputo riassumerla ulteriormente visto il gran numero di personaggi presenti in questo romanzo, alcuni dei quali ho addirittura omesso.
Come già accennato, la vicenda si snoda stavolta tra le strade di due diverse città, Londra e la ritrovata Parigi, le cui ombre e luci le rendono ai nostri occhi più simili di quanto non potrebbero sembrare a quelli di un osservatore meno attento. La scrittrice spalanca una finestra sulle vite dei suoi personaggi, dei quali affronta le incertezze, i cambiamenti, le difficoltà. Riconfermo l'impressione che avevo avuto col primo romanzo, ovvero che Katherine Pancol sia molto abile nel tratteggiare la psiche dei vari protagonisti, anche se ammetto che a volte l'eccessiva introspezione possa risultare un po' pesante. Capita non di rado, infatti, che ci si perda nei pensieri di qualcuno senza che però la trama faccia passi avanti. In più, alcune scelte narrative mi hanno lasciata alquanto perplessa, soprattutto quella che riguarda il figlio di Josiane e Marcel, Junior: del bambino sono sicura volesse farne una figura un po' comica calcando la mano sulle sue incredibili capacità, ma la spiegazione che da' di queste ultime appare quantomeno forzata. Tuttavia, mi riservo di formulare un'opinione più precisa dopo la lettura dell'ultimo volume di questa trilogia, essendo decisamente esiguo lo spazio che viene riservato a questo passaggio all'interno del volume.
Parlando di Marcel e Josiane, invece, per quanto anche il loro intreccio possa sembrare poco credibile e forzato, ha almeno lo scopo di mostrarci al meglio il lento declino di Henriette, l'orribile ex moglie di Marcel. Un individuo disturbante e disturbato, preda al principio di un delirio di onnipotenza, poi vittima consenziente dei suoi istinti più bassi.
Ho rivalutato molto il personaggio di Hortense in questo romanzo, che avevo praticamente detestato nel precedente, anche se molti dei suoi comportamenti non riuscirò mai a capirli fino in fondo, posso comunque comprendere il sentimento che li ha scatenati. Inizia ad essere approfondito il suo rapporto con Gary, personaggio che in sé non mi ha lasciato molto, e che credo sarà il fulcro dell'ultimo volume di questa trilogia. Speriamo in bene.
Nota di demerito per la quasi totale assenza di Shirley, la madre di Gary che tanto mi era piaciuta ne Gli occhi gialli dei coccodrilli, e che qui appare sì e no in un paio di occasioni, giusto per ricordarci della sua esistenza. A discolpa dell'autrice, posso almeno dire che preferisco questi cameo ad una forzatura di trama come ho avvertito, per esempio, quella di Marcel e Josiane. Sempre dispensatrice di buoni consigli, sarei curiosa di saperne di più sul misterioso padre di Gary, del quale questa donna così forte sembra quasi avere timore - non tanto perché possa nuocerle in senso fisico, quanto più emotivo e psichico.
Sempre a Londra troviamo Philippe, che in generale ritengo il mio personaggio preferito in assoluto sin dall'inizio di questa storia, il cui sviluppo è stato sicuramente uno dei più coerenti, se non il più coerente, ed anche realista, se si tiene conto del fatto che alcune volte la Pancol tende a delineare intrecci narrativi ai limiti dell'assurdo - ma cerchiamo di non ripeterci. Lui è lì, che si strugge di passione per Joséphine, e tu vorresti prenderla a calci nelle gengive per il modo in cui lei invece continua a cincischiare, a causa delle figlie e della sorella. Avevo sperato di trovare una Jo, se non proprio sicura di se, almeno un po' più consapevole. Ecco, proprio no.
Non torniamo agli abissi di disperazione del primo romanzo, ma quello di Joséphine si rivela comunque un lento e tortuoso percorso alla scoperta di se stessa e delle proprie capacità, che, anche se piuttosto lento, tutto sommato resta abbastanza in linea col personaggio. Oltretutto, diversi eventi andranno a scuotere nel profondo l'animo di Jo: il rapporto conflittuale che si instaura con la figlia Zoé, che pure avrei preso a calci nelle gengive (anche se forse un po' la giustifico), gli omicidi che sembrano stringere un cerchio soffocante intorno a lei ed i crescenti sentimenti nei confronti di Philippe. Come una piccola tartaruga, la vediamo lentamente arrancare tra le difficoltà della vita, ma finalmente decisa a ricamarsi un posto tutto per se all'interno di questo mondo e nel cuore delle persone che ama. Contrariamente alla Jo del primo libro, infatti, quella de Il Valzer lento delle Tartarughe è una donna che non vuole più permettere a nessuno di schiacciarla e approfittarsi della sua buona fede - mi torna alla mente una frase del recente film Disney Cenerentola, che dovrebbe recitare all'incirca "sii gentile e abbi coraggio". Credo che questa frase calzi a pennello per descrivere Joséphine.
Questa descrizione non può tuttavia adattarsi anche a sua sorella, Iris, la quale compie un'involuzione impressionante e che la condurrà alle estreme conseguenze. Non l'ho molto apprezzata, perché non riesco a sopportare che una persona, una donna, si risolva solo in ciò che gli altri riescono a fare di lei, in ciò che gli uomini riescono a fare di lei. Ciò che angustia Iris per tutta la storia è, infatti, la ricerca di un uomo che l'aiuti a ritornare quella che era prima che tutta la faccenda del romanzo di Jo avesse inizio. Ed ovviamente, da femminista qual sono non posso fare a meno di trovare assolutamente inaccettabile un simile atteggiamento, anche se la trovo terribilmente verosimile.
A conclusione di queste infinite considerazioni sui personaggi, posso dire che, in generale, il romanzo si tiene su un buon livello, anche se almeno di una spanna al di sotto del precedente. Il giallo che la Pancol costruisce per fare in parte da collante alle storie dei personaggi, non è reso male, anche se, personalmente, ho intuito la soluzione già nel primo terzo della storia. Di nuovo, trovo che la scrittrice sia molto brava nel tracciare i vari profili psicologici ed anche in questo caso non si rivela affatto da meno. A primo acchito avevo forse trovato la spiegazione del tutto un po' troppo, come dire, semplicista, ma alla fine dei conti penso che tutto sia stato il frutto di un ragionamento ben ponderato e spaventosamente vicino al reale. Consiglio la lettura a coloro che hanno molto apprezzato Gli occhi gialli dei coccodrilli, anche se potreste non desiderare affatto di proseguire con la lettura, poiché il finale di quest'ultimo è decisamente soddisfacente - aperto, ma soddisfacente. Io avevo un motivo particolare per procedere nella lettura - troppo da fangirl per avere il coraggio di dichiararlo -, ma, col senno di poi, non sono sicura che senza questo motivo avrei continuato con la lettura, per quanto, come già detto, l'abbia trovata molto piacevole. Attenderò di leggere Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il Lunedì per esprimere un parere più completo.

Buona Lettura!

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