Febbre da Drama (Parte Tre - Ultima!)

giovedì 23 luglio 2015
Hello My Teacher
Hello my teacher (a.k.a. Biscuit Teacher and Star Candy) è un drama del 2005, andato in onda sulla SBS dal 13 Aprile al 2 Giugno per un totale di 16 episodi. Tra i volti noti troviamo Gong Yoo (già visto in Coffee Prince), Gong Hyo Jin, Kim Da Hyun, Choi Yeo Jin.

Na Bo Ri (Gong Hyo Jin) è una donna di venticinque anni, appena laureata, che desidera disperatamente di essere assunta come insegnante nel liceo che ha frequentato lei stessa e dal quale, per uno spiacevole incidente, venne espulsa. Non è soltanto un bisogno di rivalsa a spingerla verso questo impiego, ma anche il desiderio di poter rivedere il suo vecchio insegnante di arte del quale era ed è ancora innamorata. Purtroppo, il colloquio non si svolgerà affatto come lei avrebbe sperato, ma proprio quando ogni speranza sembrerebbe essere andata persa, a Bo Ri viene concessa una possibilità. La direttrice dell'istituto, infatti, complice anche la fama (assolutamente infondata) di ex teppista della ragazza, le propone un accordo: se sarà in grado di occuparsi di Park Tae In (Gong Yoo), il suo figliastro, e tenerlo in riga, la assumerà come docente. Na Bo Ri ovviamente accetta all'istante, nell'illusione di trovarsi dinanzi ad un incarico semplice, ma le cose si riveleranno ben diverse e Tae In è un ragazzo che non ha alcuna intenzione di lasciarsi comandare dalla sua famiglia...

Una commedia scanzonata, soprattutto nella prima parte, e con un Gong Yoo adorabile nel suo ruolo. Hello My Teacher è un drama davvero carino, adatto a chiunque voglia trascorrere del tempo in modo piacevole e senza troppo impegno, pur tuttavia non volendo rinunciare a qualche interessante spunto di riflessione. Sì, perché sotto la sua aria leggera, si nascondono in realtà molte critiche al sistema scolastico coreano, il quale, in maniera analoga a quello giapponese, ha questa terribile tendenza di alienare gli studenti, considerandoli alla pari di macchine il cui solo scopo è quello di apprendere, senza preoccuparsi dei disagi che questi possono vivere, del malessere che tutto lo stress dovuto al carico di studio e alle responsabilità di cui la famiglia fa' loro carico possono comportare e che spesso sono la causa dei mostruosi episodi di bullismo di cui purtroppo entrambi i paesi hanno fama. Ovviamente, si tratta pur sempre di una commedia, come ho già detto, quindi non aspettatevi che questi argomenti vengano approfonditi troppo, ma resta comunque ammirevole che almeno si sia compiuto un piccolo sforzo per portarli alla luce, in considerazione del fatto che il drama è anche un po' datato.
Se vi aspettate qualcosa di inaspettato e sconvolgente, allora questo drama non fa' per voi: qui potrete infatti trovare tutti i cliché tipici di questo genere: dalla famiglia di "lui" che ostacola il rapporto d'amore con "lei", passando per la rivale stronza, fino ai malintesi che allontaneranno la nostra coppia di eroi. Riuscirà l'amore a vincere anche stavolta?
Uhm, dovrete essere voi stessi a scoprirlo.
Gli attori sono tutti ben calati nel proprio ruolo - ho già accennato a quanto sia adorabile Gong Yoo? -, molto in sintonia tra di loro, peccato che per i gusti di qualcuno la parte finale di questo drama potrebbe scadere un po' nel melenso e nel melodrammatico, però insomma, sono coreani: se non ci ficcano dentro un po' di angst, non sono contenti!
Per quel che riguarda questi prodotti televisivi, ho trovato la regia quasi sempre standard, senza nulla di buono o cattivo da segnalare. Qui, purtroppo, potreste notare qualche piccolo errore - come, ad esempio, la presenza del microfono all'interno dell'inquadratura in alcune scene - che potrebbe farvi storcere il naso, ma a cui, alla fin fine, potete passar sopra.
In conclusione, drama consigliato a chiunque passare un po' di tempo in piacevole compagnia, ma senza troppe aspettative.

 Scent of a Woman
Drama del 2011 in 16 episodi, trasmesso dalla rete SBS dal 23 Luglio all'11 Settembre. Nel cast troviamo Kim Sun Ah, Lee Dong Wook, Um Ki Joon e Seo Hyo Rim (già vista in Sungkyunkwan Scandal).

Lee Yeon Jae (Kim Sun Ah) è una donna sulla trentina, sigle, bistrattata sul lavoro e nella vita privata. Finché un giorno non le viene diagnosticato un cancro terminale e la sua vita cambia in modi inaspettati.

Un po' breve come trama, ma credo che in questo caso sia meglio lasciare a voi il compito di scoprire il resto.
Il punto focale di questo drama, oltre ovviamente alle lacrime - perché con una premessa del genere chevelodicoafare -, è il cambiamento, la presa di coscienza della protagonista nei confronti delle possibilità della vita. Ed è questo il percorso che seguiranno anche tutti gli altri personaggi, schiavi di uno schema prestabilito che, un po' per le circostanze e un po' per desiderio personale, saranno inevitabilmente costretti a rompere.
Non è un capolavoro, bisogna dirlo: è un drama nella media, recitato mediamente bene, con una storia assolutamente non originale ma orchestrata con coscienza. E tuttavia, non si può neanche negare che questa storia porti un bel messaggio, molto positivo per chiunque lo guardi. Personalmente mi ha toccato molto e ispirato a prendere dalla vita quello che può darmi adesso, a non rimandare al domani quel che posso fare oggi, perché domani potrebbe non arrivare mai. Ad amare con tutto il mio cuore, a ridere a crepapelle, a mangiare quello di cui ho voglia quando ne ho voglia, semplicemente a vivere, nel senso più autentico del termine.
Consigliato, quindi, per tutti questi motivi, ma statene alla larga se il melodramma non riuscite proprio ad apprezzarlo.


The painter of the wind
Drama storico del 2008, trasmesso dalla rete SBS dal 24 Sttembre al 4 Dicembre. Tra gli attori Moon Geun Young, Park Shin Yang, Ryu Seung Ryong, Moon Chae Won.

La vicenda è ambientata durante il regno di re Jeong Jo, XXII sovrano della dinastia Joseon. Anno 1776, Shin Yun Bok è un giovane studente del Dohwaseo, l'Accademia dei pittori. Il suo talento viene notato da un famoso artista, Kim Hong Do, membro anziano del Dohwaseo, al quale ha fatto ritorno dopo lungo tempo per esplicito ordine del sovrano. Molte cose, infatti, si stanno muovendo all'interno del palazzo reale, tutte riconducibili alla morte del padre del re, il principe Sado, e all'omicidio che aveva avuto come vittime due pittori di corte, avvenuto ben dieci anni prima.
Ma in che modo i due avvenimenti sono legati?
E quale sarà il ruolo che Shin Yun Bok ricoprirà in questa vicenda?

Un drama estremamente interessante, con un intreccio narrativo complesso che mescola l'arte ad un periodo storico-politico molto particolare e che può risultare un po' ostico da comprendere per chi non ha un minimo di familiarità con la storia di queste regioni, ma che non per questo motivo smette di esercitare il suo fascino sugli spettatori. Ad essere onesti, conosco poco o nulla dell'arte orientale: qualche quadro tra i più famosi e niente altro. Impariamo presto che anche la pittura, come praticamente tutto a quel tempo, gravitava inevitabilmente attorno alla figura del re: dopotutto, i più esperti si ricorderanno di certo come, per le civiltà dell'Asia orientale, la figura dell'imperatore rappresentasse il fulcro di ogni cosa, non solo della vita politica, a tal punto da essere considerato alla stregua di una divinità e che in quanto tale poteva all'apparenza ogni cosa. Dico all'apparenza, perché in realtà erano molti gli intrighi a discapito del sovrano, da parte dei suoi ministri, dei consiglieri e degli eunuchi di corte.
In questo caso, l'intrigo di cui si interessa la nostra storia, è quello che ha visto cadere vittima il padre del re, il principe Sado, e che ne ha causato la morte. Ma il re Jeong Jo non è l'unico figlio alla ricerca della verità sulla scomparsa di suo padre: anche Shin Yun Bok è, infatti, un orfano, o meglio, un'orfana. Sì, perché in realtà Shin Yun Bok è una donna, cresciuta come un uomo dallo zio che non voleva sprecare il suo immenso talento artistico - non si tratta di spoiler: è un dettaglio che scopriamo quasi immediatamente - e per questo schiava di una vita a metà: mai libera di essere una donna, ma neanche di poter essere veramente un uomo.
Sono due i rapporti di amore che Shin Yun Bok vive, uno dei quali davvero coraggioso da rappresentare in un paese come la Corea del Sud, ancora troppo retrogrado su alcuni diritti umani fondamentali. Molto poetico, anche nell'esprimere questa doppia natura del personaggio attraverso la sua arte, così particolare e diversa dalla nostra, ma non per questo meno di impatto. Ed è un drama che si mantiene davvero bene, almeno fino all'ultima parte, quando anche l'arte perde di importanza dinanzi alle ingiustizie della vita.
E' una visione che consiglio di cuore, per quanto, appunto, il finale non mi abbia pienamente soddisfatto: grazie allo splendido affresco che viene fatto dell'epoca e dell'arte, dei personaggi molto ben caratterizzati e della delicatezza che sono riusciti ad adoperare per raccontare di relazioni, rapporti assolutamente non convenzionali per il periodo e che mi hanno profondamente colpita.

Insomma, questi erano i miei pareri sui drama visti fino ad ora. Ne ho un altro in visione al momento, ma potrebbe volerci un po' a terminarlo visto il gran numero di puntate e tutti i miei impegni - non solo ludici. Ad ogni modo, spero che almeno uno di questi consigli possa avervi fatto scoprire qualcosa di nuovo e a cui magari non avreste altrimenti dato una possibilità: fatemi sapere qualora ne vedeste uno, sarei davvero curiosa di conoscere il vostro giudizio.

Buona Visione!

March Story

mercoledì 29 aprile 2015
March Story è un manga degli autori coreani Kim Hyung Min(storia) e Yang Kyung Il(disegni). Yang Kyung Il già conosciuto in Italia, come disegnatore, per le opere Blade of the Phantom Master: Shin Angyo Onshi e Defence Devil.
In Giappone il Manga è stato edito dal 19 Dicembre 2008 dalla Shogakukan, che l'ha serializzato sulla rivista Sunday GX Comics, rilasciandone successivamente un volume all'anno, fino al 19 Aprile 2013.
In Italia, il manga è stato pubblicato dalla Planet Manga(a.k.a. Panini Comics) dal 17 Febbraio 2011 fino al 7 Novembre 2013.

L'ambientazione è palesemente ispirata all'Europa del XVIII secolo, con tuttavia diverse license narrative ed un accento decisamente gotico. Viene narrata la storia di March, giovane Ciste Vihad, ovvero cacciatore di creature demoniache chiamate Ill. Gli Ill non sono altro che entità sovrannaturali nate da sentimenti umani e che dimorano in oggetti rari e antichi. Un Ill è capace di manifestarsi solo nel caso in cui si trovi dinanzi ad un essere umano dominato da un sentimento tanto potente da risvegliarlo e che viene inevitabilmente attratto dall'oggetto nel quale esso si cela. L'Ill allora possiede l'individuo, conducendolo generalmente a commettere crimini atroci, per infine divorargli il cuore.
Il compito dei Ciste Vihad è, appunto, scovare queste creature e ucciderle, nel caso in cui esse si siano già impadronite di un corpo umano, o distruggere gli oggetti nei quali si nascondono. March non fa' eccezione, se non per l'anomala capacità di poter esorcizzare questa presenza da un corpo, nel caso in cui esso non si sia ancora macchiato del crimine di omicidio.
Assistiamo così allo svolgersi delle sue avventure, aiutata da vari personaggi quali Jake, una presunta indovina; Rodin, il proprietario di un negozio di antiquariato; e Velma, Ciste Vihad col terribile potere di causare allucinazioni nelle sue vittime.
Eppure non tutto è come sembra, perché dietro ogni Ill si cela la dolorosa storia della sua creazione e di ciò che l'ha spinto verso il corpo di cui è ospite.
E March?
Quale sarà la sua storia?

March Story è un manga difficile da raccontare. Una storia che parla di rimpianti, perdita, sofferenza, odio; ma anche di amore e speranza. Se vi è capitato di prendere tra le mani un volumetto di questo manga e, dopo aver dato una veloce occhiata alla copertina, pensare si trattasse di qualche stupidaggine gotica per ragazzini... vi siete assolutamente sbagliati.
In principio, la narrazione segue un ritmo sconnesso, attraverso una serie di episodi auto-conclusivi che hanno come filo conduttore la caccia agli Ill, ma aprendo di tanto in tanto qualche finestra sul passato della protagonista. Così veniamo a conoscenza del segreto più oscuro di March, di ciò che l'ha condotta a diventare un Ciste Vihad e dell'orrenda maledizione che grava sulle sue spalle.
La varie vicende che ci vengono presentate sono tutte animate da forti sentimenti, seppur diversissimi tra loro. Probabilmente si potrebbe pensare che alcune di esse siano state appositamente create per commuovere il lettore, ma a dispetto di quanto mi è accaduto in altre occasioni, stavolta non ho trovato la faccenda forzata né mi sono sentita infastidita. Anzi, posso affermare con sicurezza di aver apprezzato tantissimo ognuna di queste storie, alcune più di altre.
Anche i personaggi che fanno da comprimari a March sono stati tratteggiati con un certo spessore, contrariamente a quanto ho letto in una recensione che invece non li riteneva tali. Credo che gli autori abbiano fatto un lavoro egregio, se si tiene conto della complessità della storia e del fatto che essa viene spalmata in appena cinque volumi. Ognuno di questi individui cela un motivo profondo che l'ha portato ad addentrarsi in questo mondo di ombre ed in particolare Jake nasconde il passato più sorprendente, oltre ad essere a mio modestissimo parere il personaggio meglio riuscito di tutta la serie - e che io ho amato anche più della protagonista.

Il manga è un seinen, il che significa che in patria è stato pubblicato su una rivista indirizzata in linea di massima ad un pubblico maschile adulto. Detto ciò, io ritengo sia perfettamente fruibile da chiunque, anche se forse non lo consiglierei ai più giovani che magari potrebbero mancare di notare le delicate sfumature tratteggiate dall'autore all'interno della narrazione. Piccola nota di demerito, da imputare esclusivamente al target, è la presenza di alcune scene di fan-service, non troppe per fortuna, che in un paio di occasione appaiono buttate lì così, senza un motivo apparente. Ma tutto sommato è un particolare sul quale si può facilmente glissare.
Il disegno è semplicemente sublime: quasi perfetto nelle proporzioni, ricco di sfumature, di neri e grigi, chiaro anche nelle scene più sanguinose ed in quelle d'azione. La cura per i particolari è eccellente, una vera gioia per gli occhi, ed è probabilmente a questo che si deve la lunga dilazione della pubblicazione in Giappone, della quale sarei completamente felice se portasse sempre a simili risultati - peccato non sia così!
Le espressioni dei personaggi, rese con cura dall'autore, trasmettono perfettamente ogni loro stato d'animo al lettore. Ed a volte non si ha bisogno di molto altro, non di parole, di fronte ad un urlo sordo di dolore o ad un pianto di somma gioia.
March Story è un racconto per lettori maturi: cupo, cattivo, a tratti disperato. Capace di mostrarci probabilmente il lato peggiore della natura umana, i suoi desideri più puri come quelli perversi. Ed è appunto il desiderio ciò che spinge un'anima verso un'altra, ciò che ci fa' agitare e allo stesso tempo ci immobilizza: il desiderio di avere, il desiderio di amare e di essere amati, il desiderio di essere felici. Semplicemente, il desiderio di essere. Tuttavia, come la vita spesso ci insegna, nulla viene dato in maniera disinteressata e a volte il prezzo da pagare per quel che vogliamo è semplicemente troppo alto per poter essere saldato.
E March sarà disposta a pagare il prezzo che il suo più grande desiderio richiede?
Una lettura assolutamente consigliata, che vi catturerà fino all'ultima pagina e di più - non perdete la piccola illustrazione sul retro della copertina del quinto volume, vi troverete una piccola quanto gradita aggiunta al finale. Ma attenzione allo splatter!

Buona Lettura!

Il Valzer lento delle Tartarughe

domenica 19 aprile 2015
Il Valzer lento delle Tartarughe (Le Valse lente des Tortues) è un romanzo della scrittrice francese Katherine Pancol. Pubblicato per la prima volta nel Febbraio 2008 dalle edizioni Albin Michel, in Italia è stato edito nel 2011 dalla Dalai Editore. E' il seguito de Gli occhi gialli dei coccodrilli.

N.B. Come credo sia inevitabile, la recensione conterrà numerosi spoiler riguardo al prequel. Dunque vi sconsiglio di continuare nel caso abbiate intenzione di leggere il titolo in questione, che vi consiglio caldamente. Lettore avvisato, mezzo salvato.

La trama del romanzo è ambientata all'incirca qualche mese dopo la conclusione di quello precedente: Joséphine, oramai padrona della sua vita e dei diritti del suo romanzo, si è trasferita sotto pressione della figlia Hortense in un nuovo appartamento, in una zona lussuosa di Parigi. Quest'ultima frequenta una prestigiosa scuola di moda a Londra, ambendo a diventare un astro nascente, destreggiandosi tra lezioni, pericolose compagne di appartamento e lunghe passeggiate al parco assieme al suo amico di sempre, Gary. Anche Gary, infatti, assieme alla madre Shirley, ha deciso di fare ritorno nella capitale anglosassone, sotto la pressione di una parente alla quale non si può certo dire di no e che ha bene in mente quale vorrebbe che fosse il destino del ragazzo, del quale lui sembra tutt'altro che soddisfatto. Dall'altro lato della città troviamo anche Philippe, struggente d'amore nei confronti di Jo, la quale però sembra ancora restia ad ascoltare il richiamo del suo cuore.
A Parigi troviamo atmosfere ugualmente tese: Marcel e Josiane che sembrano aver finalmente trovato la loro felicità, assieme alla nascita del tanto desiderato erede Junior, e non sospettano affatto cosa li attende dietro l'angolo e quale atroce vendetta la vecchia Henriette stia architettando per loro. Poi troviamo Iris, rinchiusa in un istituto non bene identificato per la cura della depressione, che se dal principio parrebbe aver perso qualunque interesse nei confronti del suo destino, dopo una lieve scossa da parte della madre ha bene in mente quale debba essere il suo futuro. E infine, estranee nella loro stessa casa, troviamo Jo e Zoé, madre e figlia alle prese con un nuovo e conflittuale rapporto, con le incomprensioni dovute alla crescita, agli amori e le paure nei confronti di eventi forse troppo importanti da poter affrontare.

Una trama lunghissima, ma non avrei saputo riassumerla ulteriormente visto il gran numero di personaggi presenti in questo romanzo, alcuni dei quali ho addirittura omesso.
Come già accennato, la vicenda si snoda stavolta tra le strade di due diverse città, Londra e la ritrovata Parigi, le cui ombre e luci le rendono ai nostri occhi più simili di quanto non potrebbero sembrare a quelli di un osservatore meno attento. La scrittrice spalanca una finestra sulle vite dei suoi personaggi, dei quali affronta le incertezze, i cambiamenti, le difficoltà. Riconfermo l'impressione che avevo avuto col primo romanzo, ovvero che Katherine Pancol sia molto abile nel tratteggiare la psiche dei vari protagonisti, anche se ammetto che a volte l'eccessiva introspezione possa risultare un po' pesante. Capita non di rado, infatti, che ci si perda nei pensieri di qualcuno senza che però la trama faccia passi avanti. In più, alcune scelte narrative mi hanno lasciata alquanto perplessa, soprattutto quella che riguarda il figlio di Josiane e Marcel, Junior: del bambino sono sicura volesse farne una figura un po' comica calcando la mano sulle sue incredibili capacità, ma la spiegazione che da' di queste ultime appare quantomeno forzata. Tuttavia, mi riservo di formulare un'opinione più precisa dopo la lettura dell'ultimo volume di questa trilogia, essendo decisamente esiguo lo spazio che viene riservato a questo passaggio all'interno del volume.
Parlando di Marcel e Josiane, invece, per quanto anche il loro intreccio possa sembrare poco credibile e forzato, ha almeno lo scopo di mostrarci al meglio il lento declino di Henriette, l'orribile ex moglie di Marcel. Un individuo disturbante e disturbato, preda al principio di un delirio di onnipotenza, poi vittima consenziente dei suoi istinti più bassi.
Ho rivalutato molto il personaggio di Hortense in questo romanzo, che avevo praticamente detestato nel precedente, anche se molti dei suoi comportamenti non riuscirò mai a capirli fino in fondo, posso comunque comprendere il sentimento che li ha scatenati. Inizia ad essere approfondito il suo rapporto con Gary, personaggio che in sé non mi ha lasciato molto, e che credo sarà il fulcro dell'ultimo volume di questa trilogia. Speriamo in bene.
Nota di demerito per la quasi totale assenza di Shirley, la madre di Gary che tanto mi era piaciuta ne Gli occhi gialli dei coccodrilli, e che qui appare sì e no in un paio di occasioni, giusto per ricordarci della sua esistenza. A discolpa dell'autrice, posso almeno dire che preferisco questi cameo ad una forzatura di trama come ho avvertito, per esempio, quella di Marcel e Josiane. Sempre dispensatrice di buoni consigli, sarei curiosa di saperne di più sul misterioso padre di Gary, del quale questa donna così forte sembra quasi avere timore - non tanto perché possa nuocerle in senso fisico, quanto più emotivo e psichico.
Sempre a Londra troviamo Philippe, che in generale ritengo il mio personaggio preferito in assoluto sin dall'inizio di questa storia, il cui sviluppo è stato sicuramente uno dei più coerenti, se non il più coerente, ed anche realista, se si tiene conto del fatto che alcune volte la Pancol tende a delineare intrecci narrativi ai limiti dell'assurdo - ma cerchiamo di non ripeterci. Lui è lì, che si strugge di passione per Joséphine, e tu vorresti prenderla a calci nelle gengive per il modo in cui lei invece continua a cincischiare, a causa delle figlie e della sorella. Avevo sperato di trovare una Jo, se non proprio sicura di se, almeno un po' più consapevole. Ecco, proprio no.
Non torniamo agli abissi di disperazione del primo romanzo, ma quello di Joséphine si rivela comunque un lento e tortuoso percorso alla scoperta di se stessa e delle proprie capacità, che, anche se piuttosto lento, tutto sommato resta abbastanza in linea col personaggio. Oltretutto, diversi eventi andranno a scuotere nel profondo l'animo di Jo: il rapporto conflittuale che si instaura con la figlia Zoé, che pure avrei preso a calci nelle gengive (anche se forse un po' la giustifico), gli omicidi che sembrano stringere un cerchio soffocante intorno a lei ed i crescenti sentimenti nei confronti di Philippe. Come una piccola tartaruga, la vediamo lentamente arrancare tra le difficoltà della vita, ma finalmente decisa a ricamarsi un posto tutto per se all'interno di questo mondo e nel cuore delle persone che ama. Contrariamente alla Jo del primo libro, infatti, quella de Il Valzer lento delle Tartarughe è una donna che non vuole più permettere a nessuno di schiacciarla e approfittarsi della sua buona fede - mi torna alla mente una frase del recente film Disney Cenerentola, che dovrebbe recitare all'incirca "sii gentile e abbi coraggio". Credo che questa frase calzi a pennello per descrivere Joséphine.
Questa descrizione non può tuttavia adattarsi anche a sua sorella, Iris, la quale compie un'involuzione impressionante e che la condurrà alle estreme conseguenze. Non l'ho molto apprezzata, perché non riesco a sopportare che una persona, una donna, si risolva solo in ciò che gli altri riescono a fare di lei, in ciò che gli uomini riescono a fare di lei. Ciò che angustia Iris per tutta la storia è, infatti, la ricerca di un uomo che l'aiuti a ritornare quella che era prima che tutta la faccenda del romanzo di Jo avesse inizio. Ed ovviamente, da femminista qual sono non posso fare a meno di trovare assolutamente inaccettabile un simile atteggiamento, anche se la trovo terribilmente verosimile.
A conclusione di queste infinite considerazioni sui personaggi, posso dire che, in generale, il romanzo si tiene su un buon livello, anche se almeno di una spanna al di sotto del precedente. Il giallo che la Pancol costruisce per fare in parte da collante alle storie dei personaggi, non è reso male, anche se, personalmente, ho intuito la soluzione già nel primo terzo della storia. Di nuovo, trovo che la scrittrice sia molto brava nel tracciare i vari profili psicologici ed anche in questo caso non si rivela affatto da meno. A primo acchito avevo forse trovato la spiegazione del tutto un po' troppo, come dire, semplicista, ma alla fine dei conti penso che tutto sia stato il frutto di un ragionamento ben ponderato e spaventosamente vicino al reale. Consiglio la lettura a coloro che hanno molto apprezzato Gli occhi gialli dei coccodrilli, anche se potreste non desiderare affatto di proseguire con la lettura, poiché il finale di quest'ultimo è decisamente soddisfacente - aperto, ma soddisfacente. Io avevo un motivo particolare per procedere nella lettura - troppo da fangirl per avere il coraggio di dichiararlo -, ma, col senno di poi, non sono sicura che senza questo motivo avrei continuato con la lettura, per quanto, come già detto, l'abbia trovata molto piacevole. Attenderò di leggere Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il Lunedì per esprimere un parere più completo.

Buona Lettura!

La Straniera

martedì 24 marzo 2015
La Straniera (Outlander) è un romanzo di Diana Gabaldon, edito per la prima volta nel 1991 dalla Delacorte Books. Il volume è il primo de la saga di Claire Randall, pubblicato in italia nel Febbraio 1993 dalla Sonzogno, con numerosi tagli e il titolo Ovunque nel tempo. Passato successivamente alla Corbaccio, fu inizialmente pubblicato per intero, per essere poi diviso in L'anello d'argento e Lo spirito della sorgente. La serie è anche disponibile in edizione tascabile TEA.

Il romanzo segue le vicende avventurose e sentimentali dell'infermiera Claire Randall, la quale, recatasi in Scozia assieme al marito Frank per un secondo viaggio di nozze, si trova inaspettatamente catapultata, attraverso un cerchio di pietre druido, dal 1945 al 1743. Claire saprà ben adattarsi a quel mondo così diverso dal suo, nella speranza di poter tornare presto dal marito, ma quando il momento arriverà, sarà in grado di lasciarsi tutto alle spalle?

Ho deciso di leggere La Straniera, da brava pecorella qual sono, a seguito della visione della serie tv omonima Outlander, che mi aveva molto appassionato - e che, se vi interessa, al momento è in pausa fino al 4 Aprile. A mia discolpa, posso dire che in realtà corteggiavo questo romanzo da molto più tempo, addirittura anni, ma ero sempre stata frenata dal fatto che si trattasse di una saga molto lunga e della quale non sembra essere ancora stato programmato il volume finale. Dopo aver visto la serie, tuttavia, sono rimasta letteralmente catturata dall'ambientazione e dai personaggi, e la lettura del romanzo è stata solo la naturale conseguenza di tutto ciò.
Avevo molte aspettative nei confronti di questo libro, che se non posso dire siano state disattese, non posso neanche affermare che siano state del tutto soddisfatte. Mi aspettavo un romanzo da pugno nello stomaco, di quelli che diventa una sofferenza quasi fisica ad ogni parola, dal quale non riesci a staccarti come se ne andasse della tua vita, un po' come mi era accaduto per Il Cavaliere d'Inverno. Non è stato così, perché di libri del cuore come quello possono essercene pochi, ma La Straniera resta comunque una storia stupenda. E' Claire in persona a guidarci attraverso le selvagge Highlands scozzesi e noi ne affrontiamo con lei i pericoli, le contraddizioni, i ferventi venti rivoluzionari. Lo stile descrittivo della Gabaldon ci fa' immergere completamente nell'epoca, nei suoi castelli, i villaggi, i paesaggi campestri. Tutto estremamente interessante e affascinante, soprattutto considerando quanto poco o nulla io conosca della storia e delle consuetudini scozzesi.
Il libro parte un po' sottotono, con alcune ingenuità stilistiche e letterarie che però si giustificano facilmente se si tiene conto che la stessa Gabaldon ha affermato di aver iniziato La Straniera come un semplice esercizio di scrittura, tramutatosi poi in molto di più. La narrazione è un crescendo e la caratterizzazione dei personaggi è molto particolare, soprattutto per quel che riguarda l'antagonista - eviterò di fare spoiler, ma non avevo mai letto finora nulla di così crudo e audace da parte di un autore e sono molto curiosa di sapere come verrà reso nella serie. I due protagonisti insieme sono un piacere da leggere: divertenti, dolci, passionali, arguti; davvero irresistibili. Anche se, oserei dire che alla cara Diana piace vincere facile, avendo descritto Jamie come l'incarnazione di tutto ciò che si potrebbe mai volere in un uomo, ma tant'è... io di certo non me ne lamento!
Leggerò certamente il seguito e mi sento di consigliare a tutti voi questo libro, soprattutto se siete amanti dei romance storici - non può mancare nella vostra libreria. Azione, passioni e intrighi, il tutto amalgamato in un mix dal risultato esplosivo.

Buona Lettura!