La Signora delle Camelie

venerdì 10 ottobre 2014
La Signora delle Camelie (La Dame aux Camélias) è un romanzo di Alexandre Dumas (figlio), pubblicato per la prima volta in Francia nel 1848. Considerato il suo capolavoro e opera di maggior successo, è stato d'ispirazione per opere come La Traviata di Giuseppe Verdi.
Oltre a ciò, ricordiamo anche numerose trasposizioni cinematografiche, in particolar modo quella del 1936 Camille,  di George Cukor con Greta Garbo.

La storia narrata è quella dell'infelice amore  tra Armand Duval e la mantenuta più famosa di Parigi, Marguerite Gautier. Armand è un giovane borghese innamorato di Marguerite, con la quale, dopo un primo incontro disastroso, riesce finalmente ad instaurare una relazione.
La situazione della giovane, tuttavia, non è affatto semplice: soffocata dai debiti e malata, sembra quasi impossibile per lei riuscire a liberarsi della sua vecchia vita. Eppure tutto appare meno grave lontani dalla città, in un luogo dove vivere con serenità il loro amore. Ma la vita, si sa', non fa' sconti a nessuno e ben presto entrambi saranno costretti a pagare il loro debito per quel breve attimo di felicità...

Immagino anche i muri ormai conoscano le edizioni economiche della Newton Compton, sulle quali molti hanno storto il naso, ma che, sinceramente, non posso far altro che consigliare per il prezzo irrisorio e l'edizione tutto sommato decente.
Devo ammettere che non so bene cosa mi aspettassi da questa lettura, ma certamente non che mi piacesse a tal punto. Davvero, a parte forse alcune cose che, personalmente, non erano molto di mio gusto - come, ad esempio, il comportamento eccessivamente patetico di Armand nella primissima parte del romanzo -, l'ho trovato estremamente godibile, scritto molto bene e con una introspezione del personaggio maschile principale resa assolutamente credibile. Perché i comportamenti di Armand, che siano quelli impulsivi dettati dalla passione o meschini spinti dalla gelosia, sono sempre quelli che ti aspetteresti da una persona come lui, innamorato così follemente di una donna che, in cuor suo, teme non potrà mai essere completamente sua.
Poi abbiamo Marguerite, la quale vede in questo amore la redenzione della sua vita, la possibilità, forse, di riuscire a meritare il paradiso. Le ultime settimane dell'agonia prodotta dalla sua malattia mi hanno commosso, nel ritratto della sua cupa miseria e solitudine. Nessuno degli uomini che in vita si erano potuti vantare di averla amata si presenterà al suo capezzale, nessuna delle persone che da lei avevano ricevuto regali e denaro. E' nel momento della morte che ci si rende conto realmente di qual'era il nostro valore quando eravamo in vita e per la povera Marguerite non ci sono fiori o pianti, solo un letto in una casa posta sotto sequestro ed una tomba acquistata a tempo determinato.
La Signora delle Camelie è un romanzo che non concede speranze, e non solo perché l'autore ci dice cosa accadrà ai due innamorati sin dalla prima pagina. E' il mondo, con la sua stretta fredda e crudele, a non concederne. Il mondo della falsa morale e dell'opportunismo. Lo stesso mondo che ha condannato l'amore di Marguerite e Armand, che ne ha tratteggiato i contorni con le sue voci maligne, sporcandolo a tal punto da rendere impossibile a chiunque ripulirlo.
Una lettura che mi ha intristito ed amareggiato, soprattutto nell'ultima parte, dove non si riesce a fare a meno di provare pietà per quell'anima in pena di Marguerite Gautier, il cui nome e bellezza a lungo saranno ricordati nei salotti parigini. Ma il cui cuore puro, sarà per sempre il tesoro di un uomo soltanto.

Buona Lettura!

La ragazza del dipinto

mercoledì 8 ottobre 2014
La ragazza del dipinto (Belle) è un film del 2013 diretto da Amma Asante e con Gugu Mbatha-Raw, Tom Wilkinson, Emily Watson, Sam Reid, Penelope Wilton, Miranda Richardson, Tom Felton e Matthew Goode.

Il film è ispirato al dipinto del 1779 che ritrae Dido Elizabeth Belle con sua cugina Elizabeth Murray presso Kenwood House, e che venne commissionato dal loro zio William Murray. Si conosce molto poco della vita di Dido Belle, figlia illegittima di razza mista. Ad ogni modo, il dipinto è uno dei primi a ritrarre un soggetto che non fosse bianco sullo stesso piano di una aristocratico.

La storia ha inizio quando Dido è ancora piccola ed un uomo, fino a quel momento sconosciuto, le si presenta come suo padre naturale, decidendo, a seguito della morte della madre, di portarla con sé. In realtà, il capitano Sir John Lindsay sarà costretto, poiché in procinto di partire, ad affidare le cure della bambina allo zio, Lord Mansfield, che presiede la Suprema Corte del King's Beach.
Tuttavia, la condizione di Dido nella magione sarà tutt'altro che idilliaca, relegata ad uno stadio intermedio tra l'essere una schiava, una serva ed una giovane donna di buona famiglia. In questo ambiente, inoltre, conoscerà John Davinier, figlio del vicario e aspirante uomo di legge, che l'aiuterà ad aprire gli occhi sulla sua reale condizione e quella degli schiavi negri, sullo sfondo dello spinoso caso della nave Zong (conosciuto come il massacro della Zong).

Le riprese del film si sono svolte interamente nel Regno Unito, tra i mesi di Settembre e Novembre 2012. Presentato al Toronto International Film Festival, è stato distribuito nelle sale statunitensi il 4 Maggio 2014. In Italia dal 28 Agosto 2014.

Curiosità: Per il ruolo di John Davinier fu inizialmente scelto l'attore Sam Claflin, il quale fu però sostituito da Sam Reid a causa degli altri progetti in cui era impegnato.

Ok, è passato più di un mese da quando ho visto questo film al cinema e solo adesso riesco a sciverne un post.
Disonore su di me e sulla mia mucca.
Tuttavia, non ho potuto fare a meno di restare lontana dal blog così a lungo, considerato che sono stata violentemente risucchiata da quel vortice infernale che è l'università. Adesso che ne sono momentaneamente uscita, cercherò di riprendere tra le mani le redini della situazione.
Ad ogni modo, tornando al succo, col senno di poi tutto questo tempo è ben servito a che io potessi analizzare il film con più freddezza e cercare di esprimere un giudizio quanto più oggettivo mi sia possibile - partendo dal presupposto che sono un essere umano e quindi ciò è praticamente impossibile.
Dunque, cosa penso del film?
Che è carino, ma non imperdibile.
Mi dispiace dirlo perché amo il genere e gli attori sono tutti molto bravi, ma la verità è che mi ha lasciata un po' freddina. In particolare, ho notato un po' di differenze nella recitazione della protagonista rispetto a quella degli altri interpreti, che a mio parere non era allo stesso livello.
Avevo già conosciuto Gugu Mbatha-Raw principalmente per due ruoli, uno in Doctor Who, dove interpreta la sorella di Martha Jones, ed uno nel film di Tom Hanks Larry Crowne. Due interpretazioni non esattamente indimenticabili.
Eppure, ricercando in rete, ho scoperto che è stata la protagonista di alcuni spettacoli teatrali tratti da opere di Shakespeare, come Antonio e Cleopatra e Romeo e Giulietta. Oltre ad Ophelia nell'Amleto accanto a Jude Law.
La mia opinione, in realtà, è dovuta principalmente al fatto che la trovo molto rigida nella sua interpretazione, cosa che, tuttavia, potrebbe benissimo essere dovuta al carattere del personaggio che impersona o anche ad un doppiaggio che non rende affatto giustizia all'originale.
Detto ciò, ai posteri l'ardua sentenza di decidere della sua bravura.
Tornando al film, ho trovato molto interessante la parte legata al massacro della Zong, di cui non ero assolutamente a conoscenza e sul quale vi consiglio caldamente di andarvi ad informare. La strana condizione di stallo nella quale si trova a vivere Dido (parafrasando una sua battuta troppo al di sopra della servitù, ma troppo al di sotto del resto della sua famiglia) , la sua presa di coscienza e la presa di posizione. Ovviamente, non esistono prove attendibili riguardo l'implicazione nel processo che Dido ha nel film, nonostante ciò è plausibile che, nell'attuare la sua decisione, Lord Mansfield abbia maturato una coscienza in modo simile a quella che ci presenta l'attore Tom Wilkinson.
Aggiungo anche altre due note di merito: una a Sam Reid, per avermi fatto innamorare del suo John Davinier; ed una a Tom Felton, che nell'interpretare gli stronzi snob si rivela sempre eccelso - spero solo non si muri dietro questo stereotipo.
In conclusione, consigli questo film agli amanti del genere, che sicuramente sapranno apprezzarlo, ma anche a chiunque voglia aprire una finestra inusuale su quella che era la condizione degli schiavi durante il colonialismo britannico.

Buona visione!